Ci sono giornate in cui guardiamo il quaderno e ci prende una specie di inquietudine. Poche pagine, un’attività interrotta, magari una consegna che non siamo riuscite a terminare. E subito arriva quel pensiero: oggi abbiamo fatto poco.
Poi, però, proviamo a riguardare la giornata senza contare le righe.
Un bambino ha tentato da solo prima di chiedere aiuto. Due compagni hanno trovato un accordo senza aspettare l’intervento dell’adulto. Una domanda inattesa ha cambiato la direzione della lezione. Qualcuno che di solito resta ai margini ha alzato la mano.
Il quaderno racconta una parte della scuola. Non può raccontarla tutta.
Gli apprendimenti che non si correggono con la penna rossa
Autonomia, curiosità, capacità di aspettare, coraggio di sbagliare, ascolto dell’altro: sono apprendimenti veri, anche se non occupano una pagina. Crescono lentamente, spesso mentre siamo impegnate a fare altro, e diventano visibili soltanto quando qualcosa cambia.
Questo non significa che scrivere, esercitarsi e documentare non siano importanti. Significa ricordare che la quantità di lavoro prodotto non coincide sempre con la qualità dell’esperienza vissuta.
Una piccola domanda per chiudere la giornata
Prima di pensare a ciò che non siamo riuscite a fare, possiamo chiederci: che cosa è accaduto oggi che non entrerà nel quaderno?
Forse la risposta sarà un gesto, una frase o un tentativo minuscolo. Ma è proprio da quei tentativi che, un giorno dopo l’altro, nasce la persona che stiamo aiutando a diventare.
